lunedì 27 febbraio 2017

Apollo e Daphne



Per la mitologia greca questo mito racconta la nascita dell’ alloro.
Il mito nasce dalla provocazione da parte del dio Apollo nei confronti de dio dell’amore, Eros,  che infastidito decise di vendicarsi. Infatti un giorno mentre Apollo  passeggiava vicino a un fiume Eros colpì il dio con una freccia d’oro magica il cui effetto faceva innamorare, mentre dietro di lui c’erano due ninfe, Daphne e la sorella, che si stavano rinfrescando in un fiume, la ninfa Daphne venne colpita da una freccia di piombo il cui effetto non faceva provare sentimenti,  così Apollo appena vide la ninfa per la prima volta se ne innamorò. Tuttavia la ninfa non ricambiava, essendo stata colpita dalla freccia di piombo, così appena vide Apollo, cominciò a fuggire. Apollo allora incominciò ad inseguirla implorandole di fermarsi, la ninfa non lo ascoltò e continuò a correre, finché, ormai quasi sfinita, raggiunse il fiume Peneo e chiese al padre di aiutarla facendo dissolvere la sua forma. Così Daphne si trasformò in albero d’alloro prima che il dio riuscisse ad raggiungerla, egli decise di rendere questa pianta sempre verde e di considerarla a lui sacra. Ed inoltre d’alloro furono incoronati i vincitori e i condottieri.      
GLORIA: per me la gloria è un segno di  onore e fama  ottenuto per azioni eccezionali.
Silvia G.

Un giorno Eros scorge Apollo mentre sta cacciando, a pochi passi, vicino alla riva di un fiume si trovano due fanciulle, Dafne e sua sorella.
Eros decide di vendicarsi di Apollo in merito alla litigata del giorno precedente e con una freccia di piombo, ( che Cupido usa per annullare qualsiasi sentimento nella persona che viene colpita) mira Dafne.
 Invece con la freccia d’oro ( che Cupido usa per far innamorare la persona che colpisce) Eros, mira Apollo.
Apollo allora da quell’istante prova un amore infinito per Dafne, ma Dafne essendo stata colpita dalla freccia di piombo, non ricambia gli stessi sentimenti, anzi odia la parola amore.
Apollo però non si dà per vinto e continua inesorabilmente a seguirla ovunque lei vada, Dafne  si sente oppressa da questo amore non reciproco e dopo aver corso sfrenatamente senza una meta, arriva davanti a un fiume, Dafne in quel momento chiede e implora suo padre, Dio del fiume, di aiutarla in qualsiasi modo.
Non fece neanche in tempo a finire la frase che si trasformò in un albero, Apollo che aveva assistito all’accaduto, non potendo più sposarla decise di chiamarla ALLORO e di farla diventare una pianta preziosa e famosa in tutto il mondo.
La gloria è fama e onore ed è generata da azioni importanti, senza ricompensa.

Sonia  P.

lunedì 13 febbraio 2017

Narciso (le nostre riflessioni)

Eco e narciso
Questo mito ci racconta la nascita del fiore narciso.
Nella mitologia greca  Narciso era un ragazzo figlio del dio del fiume Cefiso e della ninfa Liriope; appena nato i due genitori lo portarono da un indovino che predisse il futuro del ragazzo, così il giovane crebbe bello e all’oscuro della sua bellezza. Narciso passava le giornate passeggiando e andando a caccia nel bosco, dove la bellissima ninfa Eco lo vide per la prima volta e se ne innamorò. Lei non ebbe il coraggio di esprimere i suoi sentimenti ma cercava di attirare la sua attenzione con il canto, invece Narciso non si curava di lei. Un giorno, mentre il ragazzo si bagnava in un fiume, vide per la prima volta riflessa nell’acqua l’immagine del suo viso e se ne innamorò. Una mattina, per vederla meglio il giovane si avvicinò sempre di più all’acqua tentando di afferrare la sua immagine, perse l’equilibrio e cadde in acqua. Il fiume si racchiuse sopra di lui e il suo corpo fu trasformato in un bellissimo fiore di colore giallo, che prese il nome di narciso.
Silvia G.


La parola narcisista rappresenta una persona superba e che pensa solo a se stessa. Oggi molte persone sono narcisiste perché di basano solo ai soldi,all'aspetto fisico e a internet.
Ludovica A.

Essere una persona NARCISISTA vuol dire essere una persona vanitosa o che si dedica solo a se stesso e al suo aspetto fisico…
Secondo me è un atteggiamento diffuso ora come ora perché comunque la società è cambiata molto negativamente e soprattutto la gioventù è educata in modo sbagliato o non più tanto severo, ma credo che questo comportamento da parte dei genitori non sia indicato per la giusta crescita dei propri figli e appunto attraverso questi insegnamenti stiamo crescendo in modo sbagliato…
GIULIA D’A.

Il narcisista è una persona che esalta la propria bellezza e che ha stima solo di se stesso. Una persona narcisista manifesta vanità, egoismo e superbia. Oggi tutti vogliono apparire belli all’esterno quando però non pensano alla bellezza interiore.
Silvia G.
        

Il narcisista è colui/colei  che è vanitoso ovvero che si vanta, per persone che disprezzano la compagnia degli altri, che vogliono credersi superiori, o dimostrare di sapere tutto ignorando le idee degli amici. Per esempio un bullo che maltratta un'altra persona è narcisista.

Lorenzo A.

lunedì 6 febbraio 2017

Persefone (le nostre riflessioni)

Questo mito simboleggia l'alternarsi delle stagioni.
L’inverno, con il gelo e la siccità,  rappresenta la metà dell’anno in cui la madre Demetra, dea dell’agricoltura, soffre per la lontananza di sua figlia Persefone, rapita da Ade, che trascorre il suo tempo negli Inferi. L’estate è la metà dell’ anno in cui Demetra e Persefone  possono ritornare a vivere insieme e quindi la madre può ritornare a occuparsi degli uomini e dell'agricoltura.
Silvia G. 2 E


Ade, dio dei morti, rapisce Persefone ma poi la madre se la riprende.
Questo mito illustra come è nato l’inverno  e fa capire anche che Persefone è triste all'idea di restare con Ade: infatti lei non mangia molto, solo 7 chicchi di melograno.

Questo piccolo brano mi è piaciuto molto perché dimostra l'affetto che ha Ade per Persefone.
Vanessa S. 2 E


Missione booktrailer!


Nel laboratorio del pentamestre...

-        Realizzeremo un booktrailer del libro Mitica Grecia, che sarà letto in classe nelle ore di lezione teoriche (non è necessario acquistare il libro)
-        Rifletteremo sul testo letto attraverso elaborati, produzioni scritte, post e disegni che saranno pubblicati sul blog
-        Apprenderemo le tecniche della comunicazione pubblicitaria, audiovisiva ed editoriale


Materiale richiesto:
-        Quaderno, occorrente per prendere appunti o disegnare
-        Chiavetta USB
-        Più avanti sarà chiesto ai genitori di firmare una liberatoria per consentire la realizzazione dei filmati

Le lezioni si terranno in parte a scuola e in parte presso la biblioteca comunale di Assago.

martedì 31 gennaio 2017

I nostri racconti (laboratorio primo quadrimestre)

DIECI PICCOLI STUDENTI

Era il 23 dicembre del 2016, il giorno prima delle vacanze natalizie, io ero a scuola, era una giornata scolastica normale avevamo due ora di matematica con la prof. Castro, un’ora di musica, una di storia e le ultime due ore di italiano con il prof. De Carlo.
Mi ero fermata a scuola un po’ per parlare con la Prof. Castro e chiederle dei chiarimenti sull’ultimo argomento che avevamo trattato e che non avevo capito completamente.
Erano le 17.30 e stavo preparando la cartella per uscire da scuola e finalmente godermi le meritate e desiderate vacanze natalizie, quando, ad un certo punto salta la luce, si sente il “clack” delle porte che si chiudono e a me prende il panico e inizio ad urlare.
Improvvisamente la luce ritorna e io corro fuori dalla classe.
Arrivo in corridoio e trovo Marta della 2^B, una ragazza silenziosa e molto timida, mora e con gli occhi scuri, insieme a lei c’era Federico della 2^A, un ragazzo educato e molto ragionevole con occhi scuri e capelli castani, nella compagnia c’ era Giorgia, Leonardo, Mario, Anna, Serena, Ludovica e Gabriele.
Insomma, eravamo dieci ragazzi chiusi in una scuola!
 Tutti sapevamo che esisteva una porta guasta che non si chiudeva in biblioteca, perciò senza esitazione corremmo in biblioteca, che si trovava dall’ altra parte della scuola.
Arrivati lì, però, trovammo la stanza oscurata e la porta chiusa; erano le 19.30 e io e i miei amici ci dividemmo per provare ad aprire le porte. Io e Giorgia andammo in salone per provare ad aprire la porta principale, che, ovviamente, era chiusa.
Anna e Marta, invece andarono in mensa per vedere se la porta fosse aperta; e infatti così era, ma, all’interno c’erano solo tavoli, sedie e tanti panini.
Mario e Ludovica erano andati in palestra dove avevano trovato la porta aperta e all’ interno tanti palloni da pallavolo tutti accatastati contro una parete, mentre Serena e Gabriele erano stati in aula di musica per vedere se la porta di collegamento con la scuola elementare fosse aperta, però, purtroppo, non lo era.
Ci ritrovammo tutti in corridoio ed essendo le 20.00 decidemmo di mangiare i panini che c’erano in mensa e successivamente ci recammo in palestra per fare qualche palleggio e ingannare il tempo, poiché iniziavamo tutti a perdere le speranza che qualcuno sarebbe venuto a recuperarci prima della notte e anche la paura iniziava a impadronirsi di noi.
Erano le 22.00 e andammo tutti in bagno per prepararci per la notte e ognuno andò in un’aula diversa: io nella 2^A, Marta nella 2^C; Giorgia nella 3^B, Serena nella 1^E, Gabriele nella 1^A, Leonardo nella 3^D, Anna nella 2^E, Ludovica nella 3^C, Mario nella 1^D e Federico nella 3^A.
Io dormii un po’ preoccupata per come potesse finire questa storia però all’una di notte riuscii ad addormentarmi. 
la biblioteca scolastica

Era mattina e alle 10.00 io ero in piedi; corsi in corridoio per cercare gli altri e li trovai molto impauriti perché non trovavano più Federico; allora mi spiegarono che la sua stanza era oscurata e chiusa a chiave e di lui non c’era più traccia.
Io ebbi un mancamento e svenni, Leonardo mi prese e mi accompagnò sui divanetti dell’ingresso, Anna mi portò dell’acqua e io mi risveglia un po’ intontita e mi recai nella “mia” stanza e dopo pochi minuti andai a mensa per mangiare qualcosa.
Nel pomeriggio andai nell’ aula del preside, che era al piano di sopra per vedere di riuscire a farmi notare da qualcuno dalle finestre, ma questo tentativo non funzionò perché essendo la scuola in un luogo isolato, nessuno passò.
Anna alle 16.00, andò in bagno per bere e da lì non tornò più!
Passò un quarto d’ ora e noi ci incominciammo a preoccupare, andammo in bagno, ma di Anna non c’era traccia, io corsi verso la sua stanza e la trovai oscurata e chiusa a chiave.
Io stavo ancora per svenire ma riuscii a non farlo, fuori dalla sua stanza vidi un pezzetto di carta ingiallita, sembrava un libro molto vecchio, però non c’era scritto niente.
Erano le 19.00 ed eravamo tutti nelle aule per prepararci per la cena, ad un certo punto sentii uno strano rumore, uscii ed andai a chiamare Ludovica che insieme a me avvisò gli altri; tutti tranne Giorgia la quale stanza era oscurata e chiusa a chiave.
Durante la notte io presi un foglio ed una penna e incominciai a fare un riepilogo della situazione:
Prima notte     Federico
Ore 13.00        Anna     pezzo di libro
Ore 19.00       Giorgia
Passai tutta la notte a riflettere, ma non mi venne in mente niente; la mattina seguente andammo tutti a fare colazione, Mario volle andare in palestra per sistemarla e per gonfiare i palloni e Leonardo decise di accompagnarlo, mentre io insieme agli altri, invece, andammo a vedere se in mensa fosse avanzato dell’altro cibo.
Prima di arrivare in mensa vedemmo dietro di noi Leonardo che ci inseguiva dicendoci che Mario era sparito; tutti senza esitare andammo a controllare nella sua stanza e anche questa era oscurata e chiusa a chiave.
Essendo solo l’inizio della giornata cercammo di riprenderci, anche se non fu così facile; erano le 11.00 allora andammo in mensa per recuperare altro cibo e dietro di noi vedemmo passare un uomo, però non lo riconoscemmo, purtroppo.
Mangiammo e durante il pomeriggio andammo in palestra per capire meglio come fosse sparito Mario ricostruendo la scena.
Dopo di che prendemmo un pallone e incominciammo a fare una partitella di pallavolo tre contro tre, passarono tre ore e alle 19.00 Marta andò a cambiarsi e non tornò più.
Come tutte le altre stanze anche la sua era oscurata e con la porta chiusa a chiave.
All’improvviso mi venne in mente un particolare che legava tutte queste sparizioni…ricordavano il libro che ci aveva fatto leggere il prof. Buonarroti.
Quel libro parlava di dieci medici rimasti chiusi in un ospedale, ne spariva uno ogni tanto e alla fine non ne rimase nessuno; anche lì le stanze erano oscurate e alla fine si scoprì che era stato il direttore sanitario dell’ospedale ad uccidere tutti, perché i medici avevano assassinato intenzionalmente alcuni suoi pazienti.
Questo spiegava anche il pezzo di libro ingiallito trovato davanti alla stanza di Anna e spiegava anche il motivo per cui la biblioteca fosse chiusa.
la biblioteca scolastica

Io ne parlai con gli altri ragazzi durante la cena e anche loro erano stupefatti come me, io però avendolo letto quasi un anno fa non mi ricordavo più come doveva sparire il prossimo medico, la copia si trovava in biblioteca e nessuno degli altri ragazzi si ricordava la successiva sparizione.
Era notte e questa fu l’unica in cui riuscii a dormire, la mattina però mi svegliai con un poco di febbre e perciò non feci colazione, ma piuttosto che rimanere in stanza da sola uscii con gli altri.
Mentre gli altri andarono in palestra io rimasi da sola con Serena, andai i bagno e al mio ritorno anche Serena era sparita; avvisai gli altri, i quali mi comunicarono che anche Ludovica era sparita e anche le loro stanze, come le altr,e erano oscurate e chiuse a chiave.
Eravamo rimasti sani e salvi solo io, Leonardo e Gabriele e a quest’ultimo venne in mente che nella sala della preside c’era una bacheca con le chiavi di tutte le stanze e io sapevo che quella stanza era aperta,  perciò salimmo al piano superiore e ci dirigemmo verso la sala della preside.
Senza aspettare un momento, prendemmo tuttele chiavi e scendemmo al piano inferiore per aprire le porte, ma, facendo le scale, Gabriele inciampò, noi non ce ne accorgemmo e il suo corpo sparì.
Arrivati al piano terra incominciammo ad aprire la stanza di Federico e lo trovammo disteso per terra che sanguinava con affianco la pagina di un libro... la mia ipotesi era giusta.
Allora prendemmo la chiave della biblioteca e Leo prese una scopa, girai la chiave e Leonardo colpì il prof. Buonarroti in testa talmente forte che lui cadde a terra.
Nella biblioteca c’erano un coltello, una pistola un pugnale, una corda, un tubo di piombo, due veleni, una chiave inglese, un candeliere, una mazza da baseball e il libro “Dieci piccoli medici.” 
Mentre il prof. Buonarroti era svenuto, Leonardo prese la corda e lo legò ad una sedia, io gli presi dalla tasca il cellulare e chiamai immediatamente i genitori e la polizia.
Nell’attesa che arrivassero i soccorsi io e Leo aprimmo ogni stanza per vedere se tutti fossero morti e associammo ogni arma alla vittima.
Federico era stato ucciso con due coltellate, Anna era stata avvelenata con la cicuta, Giorgia era stata impiccata con la corda, Mario era morto a causa di un trauma cranico causato dal colpo di un oggetto contundente: il candeliere, Marta invece era stata uccisa con un colpo di pistola, Serena era morta colpita dalla chiave inglese, Ludovica venne uccisa con tre pugnalate e Gabriele con il tubo di piombo. Ci rendemmo conto, quindi che l’arsenico e la mazza da baseball erano destinati a noi.
Tornati nella biblioteca, il prof. si era ripreso e ci spiegò che ci voleva uccidere per vendicarsi delle nostre madri, le quali erano state tutte sue fidanzate, ma lo avevano lasciato per sposarsi con i nostri padri e lui non aveva mai accettato questo affronto e aveva studiato per lungo tempo come fargliela pagare.
Così quando rilesse quel vecchio libro in classe insieme a noi decise che avrebbe finalmente attuato il suo piano e avrebbe ripetuto quanto aveva fatto il direttore sanitario, così forse avrebbero scritto un libro anche su di lui!!! 
Alessandra P. 1 B

I nostri racconti (laboratorio primo quadrimestre)

UN BEL FINE SETTIMANA

2017. In una villa splendida ( e con splendida intendo il “paradiso”: ciò che è più tranquillo e beato per vivere),  viveva una ragazza di nome Beatrice, per gli amici Bea, con i suoi genitori: Rita e Giulio, ed i suoi quattro fratelli straordinari. E così diversi tra loro! Non solo perché Alessandra e Massimo erano biondi e gli altri due bruni: no, erano proprio diversi in tutto.
Alessandra, per esempio, come aveva fatto a venir su così saggia?
Non che Beatrice conoscesse a fondo i pensieri che passavano dietro la fronte liscia di sua sorella, però sapeva che lì c’erano intelligenza, calore e onestà.
Poi c’era Massimo, il più sveglio dei tre maschi, il più fantasioso e anche il meno tranquillo. Nicolas, invece, aveva dimostrato calma e sicurezza e salute fin dal giorno della nascita. Era il più sereno ed equilibrato della famiglia Merson.
Per Nicolas, Beatrice lo sentiva, tutto sarebbe stato facile nella vita.
E Paolo? Che vita si prospettava a uno che poteva mettersi a piangere perché la gente sull’autobus aveva la faccia triste, oppure perché aveva incontrato un gatto che sembrava senza casa? Come avrebbe potuto reggere, a lungo andare, a quel suo continuo crucciarsi perché qualche persona, o qualche gatto, o cane non era abbastanza felice?
Eppure sapeva anche essere allegro, in un modo tutto suo. C’erano cose che lo rendevano felice, come per esempio starsene seduto tutto solo nella rimessa delle reti ad ascoltare la pioggia che tamburellava sul tetto, oppure accovacciarsi in un angolo della soffitta durante i temporali.
Paolo era anche uno scienziato, e come tale aveva molte cose da fare: starsene per  esempio disteso sull’erba a osservare che cosa combinavano tutti quei piccoli insetti; o sporgersi dal molo a studiare il meraviglioso mondo di smeraldo, dove i pesciolini d’argento vivevano la loro piccola vita di pesciolini d’argento, o star seduto sui gradini della porta di casa nelle notti d’agosto a guardare accendersi le stelle e cercar di riconoscere Cassiopea, l’Orsa Maggiore e Orione. Paolo assaporava l’esistenza come una serie ininterrotta di miracoli, ed era continuamente occupato a cercare di studiarli, devoto e paziente come si addice a un vero scienziato.
La villa era a due piani, con anche la tettoia diritta, dove si estende una magnifica terrazza con grande piscina non troppo bassa, dotata di due scivoli ed un trampolino non troppo alto. Per riempire la piscina è presente un tubo dell’acqua. Vi è dell’erba sintetica a terra che fa da tappeto. Ci sono dieci sedie sdraio con tavolini ed ombrelloni compresi; un gazebo bianco con sotto cinque poltrone in vimini plastificate, dove si rinfrescano quando comincia a fare caldo ma non troppo da voler entrare in piscina.
La villa ha una facciata color pesca, dove attraverso le finestre si intravede una casa antica, ma con dei particolari anche moderni, sempre ordinata e sistemata.
La famiglia va sempre d’accordo, anche i ragazzi non litigano quasi mai.
La villa è contornata da un giardino verde con dietro un orticello, nel quale vi sono piantati ortaggi di vario genere.

alcuni lavori esposti all'open day
Beatrice è una ragazza dolce, carina, simpatica e solare. Si veste quasi sempre casual. Le piace tanto uscire a divertirsi con le amiche, cantare, ballare, cucinare, disegnare, ma soprattutto dormire, è la sua “passione”. Per questo motivo aveva, anzi si era scelta, uno spazio della casa, una specie di stanza spaziosa per dormire, rilassarsi e pensare. Infatti organizzava spesso dei pigiama party con le sue amiche.
Un venerdì sera ne organizzò uno ed invitò le sue migliori amiche, Cat Valentine e Sam Paket.
Le due amiche arrivarono nello stesso momento, suonarono al citofono del portone principale e  Beatrice si precipitò ad aprire. Le salutò affettuosamente e piena di entusiasmo al pensiero di passare tutta la notte insieme.
Le due amiche entrarono e anche loro erano eccitatissime.
-        Ciaaaaao Bea!!!!! - Dissero Cat e Sam.
Andò loro incontro anche un altro membro della famiglia, il cane Pachi.
Nessuno ha mai saputo da dove venisse: era color miele con una bella coda sempre in movimento e gli occhi carboncino che sembravano voler scoprire chissà quali segreti.
Lungo la siepe del giardino scavava sempre buche profonde dove nascondeva tozzi di pane o palle sgonfie.
Fin da piccolo capiva quello che gli uomini dicevano; era sensibile alle inflessioni delle loro voci nelle lodi e nei rimproveri, che gli mettevano nel cuore una grande malinconia. Abbassava la testa, metteva la coda fra le zampe e si ritirava in fondo al giardino, dietro la grossa siepe che cresceva ostinatamente: era il nascondiglio dove attuava le sue proteste, si riposava dopo le corse e meditava le sue evasioni.
Sì, perché Pachi ogni tanto fuggiva: saltava il muretto, attraversava la strada e si arrampicava per la collina, che chiudeva l’orizzonte come a segnare il limite del mondo. Gli odori della terra gli facevano correre nel sangue un fremito di libertà e una voglia irrefrenabile di assaggiare le erbe, annusarle e rotolarsi beato fra i cespugli.
C’era però una voce dentro di lui che lo richiamava a casa, come un lungo laccio d’amore, che lo legava ai suoi padroni.
Pachi obbediva per farli contenti; l’importante per lui era essere amato, sentire il calore della mano sulla testa e sulla groppa, potersi accucciare ai loro piedi e ascoltare le loro voci.
Un mondo intero non valeva quei pochi momenti d’amore, che questa sera sono pronte a dargli anche le  amiche di Beatrice.
- Hai qualcosa da mangiare? - Disse Sam, come se fosse normale!
La serata divertente cominciò alle 20:00, quando ordinarono le pizze, per mangiarle così intorno alle 21:00.  
Dopo aver finito di mangiare la pizza e aver bevuto tanta Coca Cola, cominciarono a giocare con la casa delle bambole, che era stata regalata a Beatrice proprio quella mattina dai suoi genitori,  in occasione del pigiama party con le amiche del cuore.
Appena ebbero tolto l’involucro...eccola lì, la casetta di un verde scuro, oleoso, color spinacio, ravvivato qua e là da un giallo smagliante. I due solidi, piccoli camini incollati al tetto erano dipinti di rosso e bianco e la porta, che brillava di vernice gialla, sembrava una fetta di torta caramellata. Le quattro finestre, finestre vere, erano divise in riquadri da una larga striscia verde. C’era perfino un piccolo portico dipinto di giallo.
Il gancio laterale era bloccato. Beatrice lo forzò con il suo temperino, aprendo l’intera facciata ed ecco…in un colpo solo si poteva guardare dentro il salotto e in sala da pranzo, dentro la cucina e la camera da letto.
-        Oh! - Esclamarono le ragazze. Era troppo bella,  troppo. Non avevano mai visto niente di simile in vita loro.
Tutte le stanze erano tappezzate e sulle pareti c’erano quadri dipinti sulla carta, con vere cornici dorate. Tappeti rossi ricoprivano il pavimento di tutte le stanze fuorché la cucina; sedie di velluto rosso in salotto, verdi in sala da pranzo; tavoli, letti con vere coperte, una culla, la stufa coi fornelli, una credenza con tanto di piattini e una grossa brocca. Ma la cosa che alle ragazze piacque di più di ogni altra cosa, fu la lampada appoggiata sul tavolo della sala da pranzo, una piccola lampada in ambra, con un globo bianco.
Era persino piena d’olio, pronta per essere accesa, anche se naturalmente non si poteva accendere. Era perfetta!  
Giocarono fino a notte fonda, disturbate di tanto in tanto da Pachi, che reclamava le loro attenzioni per avere coccole.  E loro contraccambiavano con molto piacere.
Sfinite si addormentarono nel sacco a pelo, soddisfatte.
La seguente mattina, molto presto, circa verso le 7:45, Rita, che aveva preparato una sana e nutriente colazione per tutti i ragazzi, disse a Massimo, Alessandra, Paolo e Nicolas di andare a svegliare le amiche. Loro, birichini, presero delle pentole e dei mestoli per far rumore e svegliarle.
Beatrice, arrabbiata, andò da mamma Rita e le raccontò tutto, così i fratelli vennero rimproverati. Alla fine però tutti si fecero una sana risata.
Finita la colazione i genitori di Sam e Cat vennero a prendere le loro figlie, che ritornarono a casa felici della bella e emozionante serata passata soprattutto con Bea e Pachi.
Rita, Giulio, Massimo, Alessandra, Beatrice e i loro genitori si prepararono e andarono a trovare i nonni, che sono dei tipi piuttosto particolari. Tanto per cominciare, nella loro casa vivono quindici gatti che girano dentro e fuori, e la sera si acciambellano dappertutto; sui divani di vimini, sui mobili, dentro i cassetti aperti, e naturalmente sui loro letti.
- Papà dice che non è molto sano dormire con i gatti – ha detto Beatrice – perché possono far venire le allergie.
Nonna Lia però ha alzato le spalle.
- Tutte storie! Le allergie vengono per i gas di scarico delle auto, non per i gatti, che sono animali puliti -.
Mentre parlava, stava preparando la marmellata di susine con un gatto appollaiato sulle spalle e tutti gli altri scorazzavano sul ripiano della cucina.

Il nonno e la nonna sono due tipi molto tranquilli e a dir la verità se la prendono parecchio comoda: la mattina non li vedi in cucina prima delle dieci ( ecco da chi ha preso Beatrice!), poi tirano mezzogiorno con la loro attività che consiste nel fare marmellate, verdure sottolio e formaggio con il latte della capretta.
Nel pomeriggio, nonna Lia dipinge ad acquerelli, mentre il nonno prima legge i libri presi in biblioteca e poi, sul tardi, va ad annaffiare l’orto con un lungo tubo verde.
Infine, la sera, si accomodano su alcune buffe sdraio raccolte in un cassonetto vicino ad un villaggio turistico e guardano le stelle.
Mentre papà e mamma sono rimasti in casa a preparare le marmellate coi nonni, beatrice coi sui fratelli si sono diretti verso il torrente.
Il torrente era sempre secco, tranne d’inverno, quando pioveva forte. Si snodava tra i campi gialli come una lunga biscia albina. Un letto di sassi bianchi e appuntiti, di rocce incandescenti e ciuffi d’erba. Dopo un pezzo scosceso tra due colline, il torrente si allungava formando uno stagno che d’estate si asciugava fino a diventare una pozzanghera nera: “ il lago”, lo chiamavano.
Dentro non c’erano pesci, né girini, solo larve di zanzara. Se ci infilavi i piedi, li tiravi fuori coperti da un fango scuro e puzzolente.
Andavano lì per il carrubbo. Era grande, vecchio e facile da salire. Sognavano di costruirci sopra una casa. Con la porta, il tetto, la scala di corda e tutto il resto. Ma non erano  mai riusciti a trovare le assi e i chiodi. Una volta un loro amico ci aveva incastrato una rete di letto. Ma non si stava comodissimi.
Da qualche tempo però nessuno ci saliva sul carrubbo. A loro invece continuava a piacere. Ci stavano bene lassù, all’ombra, nascosti tra le foglie. Vedevano lontano, era come essere in cima ad una nave. Da lì si vedeva il telone verde del camion del nonno prima di chiunque altro.
Si  arrampicarono su un grosso ramo che si biforcava.
Massimo si  tolse la maglietta,  poggiò  la schiena contro il legno, la testa nelle mani e guardava la collina. Era lontana, in fondo alla pianura, e il sole le tramontava accanto. Era un disco arancione che stingeva di rosa sulle nuvole e sul cielo.
-        Massimo scendi! -.
Sotto l’albero c’era Beatrice.
-        Che vuoi? – e si stiracchiò.
-        Mamma ha detto che dobbiamo tornare a casa, sono le 19:30 ed è quasi pronta la cena - .
C’era ancora un po’ di luce, ma entro mezz’ora sarebbe calata la notte.
Avevano tutti una terribile fame.
Nicolas scese dal carrubbo. Arrivati a casa dei nonni trovarono la tavola apparecchiata e la cena servita. Andarono a lavarsi le mani, si sedettero a tavola e mangiarono abbondantemente. Terminata la cena, salutorono i nonni e ritornarono sfiniti a casa, dove fecero una doccia e si addormentarono beati. Per Beatrice fu davvero un bel fine settimana!

Rosa M. 2 E