lunedì 30 aprile 2018

5C-5D, restiamo umani!

Vi presentiamo il lavoro svolto dalle classi 5C e 5D della scuola primaria sul tema della Memoria. L'attività interdisciplinare, volta ad approfondire e a far riflettere i ragazzi sulla Seconda Guerra Mondiale e sul dramma della Shoah, è stata condotta con la partecipazione dei maestri Luca e Cristina, di religione, e della maestra Rebecca, di arte e immagine, oltre all'insegnante Cristina, di italiano.


"In classe abbiamo trattato i temi della Shoah  e della Giornata della Memoria sotto moltissimi punti di vista" racconta quest'ultima, "per esempio invitando il fumettista Emanuele Leone, che ha partecipato alla stesura del libro Restiamo umani, venuto a incontrare i bambini per raccontare le storie di 10 eroi che si sono ribellati al regime nazista".




Ritiene che quest'incontro possa essere stato utile per le classi? Per quali motivi?
"Certamente. Emanuele Leone ha affascinato i bambini con i suoi fumetti, vicini come stile di grafica al loro mondo, ma carichi di messaggi emozionali perché riguardanti storie di umanità, coraggio e altruismo eccezionali".

Ma non vi siete fermati qui, vero?
"No, siamo andati avanti con il nostro lavoro producendo il lapbook sulla vita di Anna Frank, creando le valigie della memoria nate anche dopo la lettura di Le valigie di Auschwitz,  bellissimo e coinvolgente libro scritto da  Anna Palumbo, letto, argomentato e discusso con i bambini".

Nel vostro lavoro interdisciplinare ha avuto spazio anche il cinema?
"Sì, perché abbiamo assistito alla visione del film Storia di una ladra di libri  tratto dall'omonimo libro scritto da Markus Zusak, che ha permesso di integrare altre e interessanti occasioni di conversazione e di riflessione di questo delicato argomento  in classe. Da qui l'idea di scrivere, non solo una recensione sul film, ma anche un approfondimento di quel periodo, dal punto di vista storico e religioso, producendo ricerche su cui i ragazzi si sono preparati, esponendole ai loro compagni in un momento interessante di classe capovolta".


sabato 17 marzo 2018

Il nostro articolo a "cronisti in classe"!





IL COMUNE di Assago è attraversato da un bus urbano, la 353, che dovrebbe garantire ai cittadini un servizio efficiente tra le varie zone del paese, collegandolo inoltre con la metropolitana. Ma le cose stanno proprio così In redazione ci siamo posti questa domanda, considerando la qualità dell'offerta (percorso, orari, puntualità) e il costo del biglietto: 1,30 euro. Perciò, a pochi giorni dalla pausa natalizia, abbiamo obliterato all'apposita macchinetta ed è iniziato il nostro viaggio sulla 353, che ci ha riservato non poche sorprese. L'AUTOBUS è arrivato con cinque minuti di anticipo rispetto all'orario segnalato: come avevamo letto su alcuni post nel gruppo Facebook «Sei di Assago se», sembra che questa sia una caratteristica tipica della 353, che inevitabilmente lascia a terra qualcuno! Abbiamo quindi rilevato alcune incongruenze nel percorso, dato che il mezzo passa per il quartiere di nuova costruzione «Bazzana» senza però farvi ritorno: recarsi in questa zona dalla metropolitana diventa un'impresa impossibile, a causa di un senso unico che non permette all'autobus di percorrere la strada nella direzione opposta! Strano, vero Se credete che sia finita qui e che tutto sommato un paio di euro per un biglietto siano soldi ben spesi, ascoltate quanto segue: dopo una corsa spericolata tra le strade del paese (questo spiega i frequenti anticipi!), tra sballottamenti e un serio rischio di cadere (il nostro pensiero va alle persone anziane e con difficoltà motorie), decidiamo di scendere e dare un'occhiata alle fermate di via Matteotti: molte pensiline sono danneggiate, o addirittura non presenti, il che comporta disagio quando si attende il bus sotto la pioggia. Per tutti questi motivi l'autobus che abbiamo preso era quasi completamente vuoto: la gente preferisce spostarsi con l'automobile, essendo troppo difficoltoso, una vera odissea, il tragitto sulla 353. Noi però non ci stiamo e continuiamo a credere che anche nel nostro paese si debba lavorare per favorire la mobilità sui mezzi pubblici, per salvaguardare l'ambiente e il verde che ci circonda, ma anche, perché no, fare quattro chiacchiere sul bus con tanti amici. Allora sì che varrebbe la pena di spendere i soldi del biglietto!




sabato 10 marzo 2018

A week in Bath


Bath è una ridente cittadina nella campagna del sud-ovest della Gran Bretagna.


Qui, tre docenti dell'Istituto Comprensivo "Margherita Hack", Fabiana Sarcuno, Rebecca Caruso e Katia Del Vento, hanno trascorso una settimana: dal 25 febbraio al 3 marzo 2018.


Le nostre impavide eroine non si sono recate in questa pittoresca città di origine romana per le sue terme...


E neppure per visitare altre delle sue attrazioni, come l'abbazia gotica...


La loro visita rientrava infatti nel progetto KA1 di Erasmus per docenti, al quale la scuola ha aderito dopo essersi aggiudicata questo bando di concorso!



Si tratta di un progetto estremamente interessante, che ha permesso alle tre insegnanti di studiare il sistema scolastico inglese e di visitare alcune scuole locali.

La neve e il freddo inesorabile delle settimane scorse hanno contribuito a rendere memorabile quest'esperienza!








Ecco un "assaggio" di ciò che si può trovare nelle scuole di Bath:

la biblioteca

il laboratorio di cucina

un'aula scolastica

giovedì 15 febbraio 2018

I nostri racconti: LO DICO OPPURE NO?

LO DICO OPPURE NO ?

Oggi, a scuola, non mi sono divertita molto… mi sembrava che tutti fossero contro di me, persino i prof. …
Meno male che è suonata la campana! A passo svelto, mi sono diretta verso la porta d’uscita, sperando di non incontrare il solito gruppetto di bulli.. e, invece, questa volta….
“Hei cessetta! Vieni qui!”
Mi è salito un brivido freddo su per la schiena, ho sentito il mio cuore fare tum tum tum… sempre più forte. Ho iniziato a correre dalla parte opposta finché me ne sono trovati due davanti; ho cercato una via di fuga ma ne ho visti altri due dietro…
Ero lì da sola, faccia a faccia con loro, pietrificata dalla paura, non riuscivo a muovermi fino a quando uno di loro mi ha afferrato il braccio buttandomi a terra. Ho guardato in alto e mi sono accorta di essere totalmente impotente, in balia di possibili calci e pugni e… eccolo, è arrivato, diritto sulla faccia. Me lo aspettavo, ma non così forte.
Non pensavo ci fosse tutta questa cattiveria nelle persone.
Uno di loro ha detto: “oh andiamocene prima che ci becchino...”

I bulli se ne sono andati uno dopo l’altro, mentre io piangevo, singhiozzando. L’ultimo, con tono minaccioso, ha detto: “acqua in bocca o guai”.
Dopo essermi assicurata che non fossero più nei paraggi, con una mano sull’occhio dolorante, sono corsa verso casa… Quando ho aperto la porta, mi sono sentita salva, protetta, in un luogo sicuro.
Poco dopo sono arrivati i miei… con un sospiro, ho aperto la porta. “OHHHH” hanno gridato insieme, “cos’è successo Luna, chi ti ha conciato così?” Con aria seccata ho risposto frettolosamente: “eh niente, mi è arrivata la palla da basket in faccia, non vi preoccupate”.
“Come non vi preoccupate!” ha esclamato mio papà avvolgendomi le mani intorno al viso. Tutti e due avevano un’espressione seria, anzi terrorizzata. Ho detto loro non è successo niente, passerà … mi sono voltata e ho chiuso la porta dell’anticamera dietro di me.
Ero sdraiata sul mio letto, l’occhio ancora gonfio… pensavo. Pensavo al perché dei loro pugni, dei loro calci, degli insulti… non capivo.
Il sole è tramontato e poi è risorto, ma il mio sorriso era sempre al contrario e una domanda mi continuava ad assillare: perché? Perché nel mondo c’è tanta cattiveria? Perché è successo proprio a me? Cosa posso avergli fatto di male... non capivo.
L’occhio era ancora gonfio. I miei avevano comprato una pomata antidolorifica per farmi passare il dolore all’occhio ma per il dolore al cuore non sarebbe stata sufficiente.
Qualche giorno dopo stavo tornando da scuola, pioveva e io ero assorta nei miei pensieri… Pensavo che ciò non era giusto e che io dovevo denunciare questa cosa. No, non la passeranno liscia. Io sono una persona, loro non si devono permettere di mettermi i piedi in testa… nessuno può farlo, nessuno!

Ho iniziato a camminare velocemente e, quando ho varcato la soglia di casa, ho preso un bel respiro e, con coraggio, ho detto: “mamma, papà, non è stata una pallonata e non ho nemmeno sbattuto contro un palo. Questo occhio nero è stato fatto da un ragazzo. Sì, dopo la scuola. Non ho avuto il coraggio di dirlo, avevo paura ma ora basta, IO devo parlare”.
I miei sono rimasti di sasso. Sono passati circa due secondi di totale silenzio finché non mi hanno accolto in un mega abbraccio. Non sono stati gli unici a preoccuparsene, ne ho parlato anche con i miei amici e… sapete cosa abbiamo fatto?
Il giorno dopo, di pomeriggio, siamo andati insieme da questi bulli… alla vista del nostro arrivo, quei cacasotto (scusate il termine) sono scappati; ne è rimasto uno, lì da solo, impotente e impaurito. Incespicando è fuggito a gambe levate e noi… siamo finiti col guardarci e scoppiare in una fragorosa risata. L’unione fa la forza, specialmente in queste situazioni.


Ah .. un’ultima cosa…
Fortunatamente io non ho mai avuto incontri faccia a faccia con un bullo o un gruppo di bulli ma volevo far arrivare a tutti un messaggio.
Se avete un problema, denunciatelo. Parlatene a qualcuno non tenetevi tutto dentro. Non fatevi metterei piedi in testa. Siate forti e uniti.



Luna G. 2 B 

lunedì 12 febbraio 2018

Sedendo e mirando... ma soprattutto camminando... a Pavia!


Giovedì 8 febbraio i ragazzi delle seconde medie dell'Istituto Comprensivo Margherita Hack di Assago si sono recati in gita a Pavia. Ma non si è trattata di un'uscita didattica come le altre, perché la camminata tra le strade dell'antica Ticinum si è svolta... in inglese!


L'iniziativa, organizzata dalle professoresse di lingua straniera, ha avuto luogo grazie alla guida di accompagnatori madrelingua, che in questa English Walk hanno illustrato i monumenti più significativi: il Ponte Coperto, San Michele, il Duomo e piazza della Vittoria.


Dopo la visita guidata, il tour è proseguito verso la parte nord della città, nella quale è stato possibile ammirare l'Università, San Pietro in Ciel d'Oro, Santa Maria del Carmine e il castello Visconteo, senza dimenticare una pausa golosa presso la più celebre pasticceria pavese: Vigoni.


La camminata "in english" è stata utile per comprendere alcune caratteristiche della città, a partire dalla sua struttura romana (con cardo e decumano), per poi riflettere sui vari stili architettonici che contraddistinguono le varie chiese: San Michele è un esempio di romanico, mentre il Duomo è rinascimentale.


Il fatto che tutte queste informazioni venissero fornite in una lingua straniera ha reso il tutto ancora più stimolante!


Ora l'antica capitale del regno longobardo non ha più segreti per i ragazzi di Assago!



martedì 23 gennaio 2018

Bulli di sapone: UDA classi seconde


In occasione del compito autentico (o UDA, cioè Unità di Apprendimento), i ragazzi delle seconde medie di Assago hanno realizzato dei prodotti sul tema "BULLI DI SAPONE", nella convinzione che la prepotenza possa essere dissolta, anzi scoppiata, grazie alla gentilezza e all'esercizio dell’empatia. 

Ecco un assaggio dei loro lavori (gli altri sono filmati, foto e presentazioni powerpoint):


La parola bullismo deriva dall'espressione inglese to bully, che allude a prepotenze perpetrate nel tempo.


I ragazzi hanno studiato la cosiddetta "piramide del bullismo": si parte da scherzi non graditi, dispetti, che degenerano in discriminazioni, per arrivare alle prepotenze e, in cima alla piramide, anche a vere e proprie azioni criminali.




Il bullismo è particolarmente odioso perché vengono prese di mira i soggetti ritenuti, per qualche motivo, più vulnerabili di altre: per esempio le persone con disabilità fisica, psichica o emotiva e tutti coloro che vengono percepiti come diversi.


Nel bullismo gioca un ruolo tristemente importante la presenza del "pubblico", che incoraggia alla prepotenza o, più semplicemente, non assume le difese del più debole, vedendo e tacendo: questa si chiama omertà.


Il bullismo è sempre esistito, ma oggi assume una connotazione ancora più negativa quando degenera nel cyberbullismo: l'umiliazione della vittima diventa pubblica per mezzo di social e smartphone.


Perché la gente (anche gli adulti) si accanisce tanto soprattutto facendo del cyberbullismo? Forse perché è più facile (e vigliacco) nascondere la propria inadeguatezza dietro una tastiera, piuttosto che affrontarla, forse perché il fango non è nella persona che vorresti infangare, ma negli occhi di chi clicca LIKE e commenta a sproposito, in preda alla demagogica vigliaccheria del “è mio diritto dire tutto quel penso”.
Senza pensare a ciò che si dice, tuttavia.


Bullismo non è solo prendere a botte, è anche "etichettare" qualcuno... peccato che bisogna tenere presente una cosa molto importante: quando si dipinge un ragazzino in un certo modo, poi va a finire che lui diventi veramente così. 


Bullismo non è solo prendere a botte: si può ferire anche con l'esclusione, il pettegolezzo, la calunnia. Tali atteggiamenti possono avere come conseguenza un profondo disagio nella vittima, che tende a isolarsi sempre di più.
Quando si parla di "bullismo al femminile" si fa riferimento proprio a questi comportamenti, che provocano nella vittima un senso di inadeguatezza e oppressione.

Alle botte noi preferiamo gli abbracci.
Alle etichette noi preferiamo la libertà.
Ai pettegolezzi noi preferiamo gli incoraggiamenti.

Al bullismo, i ragazzi di Assago preferiscono l'AMICIZIA.



I NOSTRI RACCONTI: "Food wars" di Christian P.

Ciao, sono Ernie, Ernie Bist e questo è FOOD WARS.
Erano le 5 del pomeriggio e i due soli riflettevano le acque di Big-Babol del pianeta Coca-Cola; lì, al centro del pianeta, nel palazzo caramella alla menta vivevo io, ERNIE BIST.
Avevo una modesta residenza: il letto di zucchero filato, i candelabri di pan di zenzero e gli specchi di goleador; all’esterno la mia casa era ricoperta di cremoso cioccolato fuso.

Quel giorno, il 23 dolciembre eravamo impegnati in una guerra contro i salati.
I salati erano ben forniti: avevano le armature di patatine fritte, gli scudi di pop-corn e le navi stellari di granoturco.
Nello spazio si stava svolgendo la guerra per la conquista dell’ asteroide pizza.
Io, come capo della squadriglia, attaccai subito con i missili di muffin; loro pero’ a mia insaputa mi spararono le bombe di cracker integrale e io persi conoscenza...
Al mio risveglio mi trovai, per quello che sembrava, in un ospedale alla liquirizia e fui accolto da uomini di dentifricio.
Allora mi rialzai dal letto di mozzarella, ringraziai i dottori e sempre un po’ traballante gli chiesi dove mi trovavo e loro mi risposero sul pianeta ARCOBALENO, agli estremi confini della galassia.
Uscii dall’ ospedale e vidi un mondo fatto di caramelle zuccherate variopinte: il paradiso.
Mi fermai lì 2 o 3 giorni dormendo su panchine di zucchero filato ; questi giorni li ricorderò per sempre perché furono i migliori di tutta la mia vita .
Andai al parco divertimenti CANDY and SPLASH; lì provai la giostra “ velocicarrot “ che sarebbe un velociraptor di carote .
Poi feci un giro sui tronchi Kinder e verso pomeriggio tardi andai a gustare una prelibata cena dal re FoRmAgGiOsO . La tavola era imbandita di: stoviglie di parmigiano , bicchieri di gorgonzola e la tovaglia di formaggio di capra. In seguito all’abbuffata, andai a guardare la tv nella suite reale per gli ospiti.
Il tg arcobalenico trasmetteva notizie circa la guerra tra i dolci e i salati che all’inizio volgeva a favore dei salati.
Poi improvvisamente ricordai tutto; la guerra, la caduta, la perdita di memoria.
Allora cercai una navetta per ritornare al pianeta coca-cola (il mio pianeta natale), ma una volta arrivato lo trovai deserto e sgasato; allora vidi tra le strade poche persone che sul petto avevano inciso la lettera “S” fatta di pop –corn. Questo significava soltanto una cosa; i salati avevano vinto la guerra.


Essendo tanto spietati, i salati non si limitarono a conquistare l’asteroide Pizza ma vollero anche saccheggiare il pianeta coca-cola sterminando tutti i suoi abitanti.
Io piansi per giorni e giorni ma successivamente tramai la rivolta.
Andai nei sotterranei e presi la spada di ORSETTI GOMMOSI, l’ arma più potente dell’ universo.
Con quell’arma ero il più forte; presi una navetta e partii subito per il pianeta Focaccia, il pianeta dei salati.
Appena arrivai mi travestii con un mantello di hamburger (c’era una puzza tremenda) ed entrai nella sala del trono uccidendo tutte le guardie con la spada.
Infine , dovevo scontrarmi col piu’ malvagio, il piu’ acido, il piu’atroce , il re pringles.
La lotta fu molto impegnativa ma grazie alla mia determinazione lo sconfissi e riportai la pace e la dolcezza nel mondo.
Christian P. 2 B